autunno post-neorealista

CHIAMATELO autunno post-neorealista

di dave fiore

L’autunno, prima d’essere l’autunno 2020, era il periodo dei colori, delle mostre, dei teatri e dei cineforum che riaprono, i mesi dove gli adolescenti tra i 20 e i 60 anni iniziavano il tran-tran dell’uscire il venerdì e il sabato, con un finale domenicale in una combinazione divano- Netflix- pile- tisana. Un autunno borghese piccolo piccolo, col saliscendi del termometro e dei due guardaroba. È il culmine dell’autunno dove non aspettiamo più i morti, ma il musicarello di Halloween e poi del black Friday, a scandire i nostri tempi di capaci consumatori. Per i più giovani è la ripresa del Friday for Future: il venerdì rimane quello, è il senso della sostenibilità a cambiare.

In questa ordinarietà, con il mantra dell’eterna jeunesse e delle avventure, ora che amoreggiare fa meno caldo che in estate (ammesso si trovi il dating comodo a casa), la nuova stagione tinge le proprie foglie, vivaci tanto da farsi spot dei piccoli e grandi comuni. Quel foliage sublime e nostalgico, per una lunga generazione virtual-tecnologica inizia qui, tanto atteso, spenti i bagordi della solita estate nelle popolari destinazioni di Grecia, Spagna o sudest Italia, dove in massa i compari di spritz si ritrovano col solito bicchiere in uno differente scenario. La differenziazione su tutto appare minima, ora che nemmeno “i morti”son quelli di prima perchè rivisti con l’occhio fatato del positivismo d’importazione

 

Ebbene no, il 2020 non lo avevamo messo in conto.

Cercavate una variazione sul tema? Ecco qui, l’anno avventuroso, terrore infinito per gli abitudinari,
occasione di piccanti fobie per temerari. Il bisesto al quadrato va in blocco, e con lui i mini viaggi da quattro
lire, stressanti fine settimana ad uso foto-Instagram. E nessuna inaugurazione, meno spritz, con
condimento di orrore continuo nell’etere digitale. La lunga adolescenza degli aspiranti ricchi, colti, belli,
barbuti e tatuati ci fa indossare una mascherina, come nell’interminabile carnevale dell’ultima Venezia.
Filtri che sovrappongono altri filtri, prima virtuali, oggi fisici. Guai a sentir parlar di feste, evitando con cura
le grandi città, per coloro orientati a vivere nella generazione Milano. “Rimanete fissi nella vostra terra, al
vostro paesello”si sente dire dalla voce del padrone.

Ci siamo tanto prodigati per chiuderci nella virtualità, che ora la solitudine agognata ci spaventa. Tornano in
voga gli scenari di quel Neorealismo cinematografico, che trovavano più estetica la bruma della pianura
padana, tra pioppe e risaie, ad un succulento scorcio di costiera amalfitana. Luoghi ideali da vivere nel
distanziamento, eppure sorprendentemente ricchi di storia quanto grandi destinazioni che ci sembrano
desiderabili.
Autunno, dunque. Il tempo di luoghi inediti, come alcuni villaggi immersi nel Prosecco, o a caccia di gnocchi
di patate a Posina e a Laghi, o camminate tra i sentieri delle colline dietro casa di cui il Veneto è ricco.

Vuoi mettere le delizie della Crema in un film di Guadagnino, o le passeggiate meno frequentate delle periferie dell’impero mediatico, tra portici, indolenti corsi d’acqua e linee di carpini? Eppure vita culturale ce n’è tanta, per sentirsi lieti e sicuri. 

Siete stati alla Fondazione Bisazza, per ritrovare le donne del Novecento di Norman Parkinson? Vi interessa il Futuro, che le Gallerie d’Italia a Palazzo Leoni Montanari espone attraverso le sue opere? Lo sapevi che puoi immergerti nell’autunno, con una visita a Villa Rossi a Santorso, o al Giardino Bolasco di Castelfranco V.? Hai mai acquistato per 3 euro un libro coi profumi del secolo scorso alla Libreria Ca’D’oro, nascosta dietro Corso Palladio? 

Se vi sembrano emozioni semplici, voi abituati al sensazionalismo dei grandi marchi, alle mega produzioni 3D e alla ricerca di Jesolo a Tel Aviv, magari qualche pezzo di vita la state perdendo.

Niente in contrario al gigantismo, per l’amordiddìo, ma viene il sospetto che la resilienza dei luoghi piccoli e curati sia garante di una certa sanità. Mentale oltre che sanitaria. Luoghi per il raccoglimento intimo, dove non sei mai solo e ti fanno persino sembrare intelligente. Se sei “congiunto” potrai fornicare tra gli alberi, se solo scoprirai te stesso. Apri gli occhi ai luoghi che non ti sei ancora accorto di conoscere, e dove nessuno si scandalizzerà se whatsapperai passeggiando. 

photo courtesy fondazione bisazza
© Norman Parkinson / Iconic Images